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I grandi pesi welter del passato

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Magic Man
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Il più grande di tutti è stato probabilmente Sugar Ray Robinson, per quanto alcuni preferiscano classificarlo nei pesi medi. Accanto a lui però la storia della categoria dei welter è stracolma di fuoriclasse assoluti, dall'infaticabile Henry Armstrong al geniale Sugar Ray Leonard. Qui la mia personale classifica pubblicata su Boxe-Mania: https://boxe-mania.com/storie/racconti/10-migliori-pugili-campioni-pesi-welter/ Discutiamone insieme su questo thread 🙂

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Magic Man
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Ieri ho visto per la prima volta il terzo match tra Kid Gavilan e Billy Graham, valido per il titolo mondiale dei pesi welter e disputato il 29 agosto del 1951 al Madison Square Garden. Boxrec descrive il verdetto come uno dei più controversi di tutti i tempi, la folla protestò accanitamente dopo la proclamazione e un sondaggio condotto tra giornalisti specializzati che erano presenti a bordo ring ha evidenziato che su 15 interpellati, 12 videro vincente Graham e soltanto 3 Gavilan. Non mancarono però le voci controcorrente: ad esempio James Dawson scrisse sul New York Times che la decisione era stata giusta, poiché Graham, pur chiudendo il match molto meglio del rivale, aveva lasciato troppi punti per strada nella prima parte.

Io mi trovo in linea con il pensiero di Dawson. Personalmente ho un punticino di vantaggio per Gavilan, che su 15 riprese è un margine infinitesimale, quindi ritengo che il match potesse andare all'uno o all'altro senza scandali. Lo sfidante è stato troppo conservativo nella prima metà del combattimento: pur difendendosi egregiamente e sporcando gran parte dei colpi di Gavilan con le braccia, ha fatto troppo poco in fase offensiva per non finire pesantemente indietro nel punteggio. La fase centrale è stata più tattica ed equilibrata, ma il match si è imbruttito con numerosissime fasi di clinch e di lotta agguerrita nel corpo a corpo. Progressivamente le tante energie consumate da Gavilan nella prima parte hanno fatto calare lucidità e freschezza del cubano e Graham ne ha approfittato per vincere di prepotenza gli scambi cruenti degli ultimi round che come di consueto sono quelli che più devono essere rimasti nella memoria del pubblico. Nel complesso comunque una vittoria che ci può stare, anche dal punto di vista filosofico: per portar via il titolo al campione occorre un atteggiamento meno speculativo.

Questo il mio cartellino finale:

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Magic Man
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Sempre a proposito di Gavilan, ogni volta che penso a lui mi chiedo a quali livelli stratosferici sarebbe arrivato se avesse avuto più potenza. Credo che avrebbe fatto concorrenza a Ray Robinson come numero uno P4P di tutti i tempi se madre natura gli avesse dato il colpo da KO nelle mani perché per il resto aveva veramente tutto: difesa, mascella, tecnica, padronanza del quadrato, forza mentale. Purtroppo però l'efficacia delle sue azioni era annacquata da questo tallone d'achille: solo 28 KO messi a segno in quasi 150 match da professionista e al di là dei numeri, la sensazione trasmessa spesso di lasciare "vigili" avversari dopo averli bombardati in lungo e in largo.

Qui ad esempio c'è una delle sue rare vittorie prima del limite, ottenuta nel suo secondo match contro Tony Janiro nel 1951. Dopo il knock down Janiro manifesta un evidente problema a una gamba: fatica a reggersi in piedi, ogni passo indietro che fa rischia di perdere l'appoggio. Nonostante questo e nonostante Gavilan vada a segno praticamente a piacimento, continua a restare su tanto che alla fine deve intervenire l'arbitro, ma Janiro è ancora abbastanza lucido da protestare veementemente. Ecco il video, telecronaca di Rino Tommasi:

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Hey Má
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Non è un "se" da poco, però...

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Magic Man
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Sì, certo. Infatti proprio per questo motivo non viene posto COSI' in alto. Ma resta un pugile stratosferico e in un certo senso il fatto che sia riuscito a esprimersi a livelli talmente stellari nonostante l'assenza di pugno devastante mi impressiona ancora di più. 

Ho appena finito di vedere il suo secondo match con Johnny Bratton, senza titolo in palio, disputato in casa del rivale al Chicago Stadium. Il verdetto di parità è uno dei più assurdi che io abbia mai visto, per me Gavilan aveva vinto otto riprese su dieci (e una delle due perse gliel'ha tolta l'arbitro con un richiamo ufficiali alquanto discutibile). Prime 4 riprese totalmente dominate dal cubano, poi match più tattico nelle restanti, ma con Gavilan sempre padrone della situazione che dava l'impressione di giocare al gatto col topo. Bratton si è segnalato più per le provocazioni che per i pugni, brutta roba il fattore campo.

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Chava
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La penso come Magic Man su Gavilan e sul suo match con Graham. Lo sfidante, il cui manager era Irving Cohen, lo stesso di Rocky Graziano, è stato senz'altro osteggiato e boicottato lungo la sua carriera, e lo sarebbe stato anche in quell'occasione se solo avesse fatto abbastanza per vincere. Perché il giudice Arthur Schultz, uno dei tre impegnati in quella circostanza, confessò a Cohen, sul letto di morte, di avere dato la vittoria a Gavilan in quanto intimidito dai manager del cubano (noti mafiosi afferenti al "capo dei capi" Frank Carbo), non perché ne fosse davvero convinto. Il punto è che, se Schultz avesse dato la vittoria a Graham, avrebbe sbagliato. È vero che Gavilan vinse di stretto margine, ma si tratta di un margine su cui non ci sono dubbi, perché la prima metà del match è davvero tutta di Gavilan, senza discussione. Il vero scandalo accadde nel quarto match, ancora valevole per il titolo e disputato a Cuba: allo sbarco sull'isola, Graham fu arrestato e lungamente detenuto con la ridicola accusa di avere con sé troppi dollari. Un'accusa ridicola perché Cuba, sotto Batista, era la capitale del gioco d'azzardo americano, una Las Vegas ante litteram dove gli statunitensi più abbienti o in cerca di fortuna andavano a spendere i soldi. Possiamo quindi immaginare in quali condizioni Graham sia salito sul ring in quell'occasione. In quel caso, però, non è da escludere che il fattore campo, cioè la partigianeria nei confronti del cubano Gavilan, abbia pesato ancor più delle ingerenze di Carbo e soci.

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Chava
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Concordo anche su Gavilan. Penso che, nel complesso della sua carriera adombrata dalla "longa manus" dei mobsters italoamericani (e non solo), il bilancio tra vittorie e sconfitte immeritate lo veda sfavorito. Il già citato pareggio con Bratton e la sconfitta con Saxton, che costò a Gavilan il titolo, pesano ben più dei dubbi sulle sue vittorie nel terzo match con Graham e in quello con Basilio, che il cubano aveva probabilmente vinto seppure di poco. Consiglio la visione del terzo match con Bratton: è, secondo me, la bastonatura più impressionante subita da un pugile che sia poi riuscito a sentire l'ultima campana. Un vero massacro. La particolarità di Gavilan era data dal fatto che, pur avendo poca potenza, il "Falco" non si risparmiava certo nell'attaccare a due mani gli avversari sparando fendenti all'apparenza molto più efficaci di quanto si rivelassero in realtà. I suoi colpi erano esplosivi e cattivi, non certo innocue punturine; eppure non sortivano effetti devastanti. Vedere un match di Gavilan è comunque una di quelle esperienze che riconciliano con la boxe, casomai qualcuno ci avesse litigato.

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Magic Man
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Postato da: @chava

Il già citato pareggio con Bratton e la sconfitta con Saxton, che costò a Gavilan il titolo, pesano ben più dei dubbi sulle sue vittorie nel terzo match con Graham e in quello con Basilio, che il cubano aveva probabilmente vinto seppure di poco.

Sono d'accordo sul fatto che Gavilan avesse vinto contro Basilio. Fu un match affascinante ed equilibrato, ma Carmen calò leggermente dal decimo round in poi permettendo al cubano di portarsi avanti, quantomeno sul mio cartellino, di stretta misura. Ecco il mio score personale di quel bellissimo incontro tra fenomeni:

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Erik
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 Erik
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Al netto del "controllo" mafioso, stiamo parlando di un fenomeno, probabilmente avesse avuto anche il pugno, ancora adesso penseremmo che i guantoni glieli avessi donati direttamente Dio per elargire meraviglie sul quadrato

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Magic Man
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Un'altra difesa del titolo molto entusiasmante di Gavilan fu quella contro l'imbattuto Gil Turner, pugile giovane, integro e tremendamente convinto nei propri mezzi. Gavilan come spesso capitava si recò in casa dello sfidante, a Philadelphia, e sostenne una guerra davvero emozionante e cruenta fatta di continui testa a testa a centro ring. I due pugili caricavano i colpi al massimo della potenza e non facevano un passo indietro, una vera e propria gara di resistenza intervallata di tanto in tanto da qualche ripresa di recupero in cui pure non mancava qualche fiammata. Alla fine fu il giovane Turner a crollare, con i cartellini in bilico dopo dieci riprese. Stavolta non ho tenuto il punteggio sapendo che il match si fosse concluso per KO, ma la sensazione "a occhio" è che il pari andasse stretto al cubano per quanto visto fino a quel momento.

Molto meno favorevole è l'impressione che mi ha fatto un altro sfidante imbattuto di Gavilan, ovvero il mancino Chuck Davey, che pure fu sconfitto prima del limite in dieci round. Purtroppo in questo ho trovato soltanto gli highlights ma dalle poche immagini disponibile lo sfidante appare totalmente inadeguato a un simile livello. Il fatto che prima di arrivare al titolo abbia battuto nomi del calibro di Ike Williams, Carmen Basilio e Rocky Grazio quindi mi lascia esterrefatto, anche se occorre rilevare che Williams confessò in seguito di essersi venduto il match, che Graziano era alla fine di una lunga e logorante carriera e che Basilio probabilmente non aveva ancora fatto i progressi necessari per inserirsi nell'alveo dei migliori al mondo, tanto che dall'agosto del '50 all'agosto del '52 vinse soltanto la metà dei 14 match disputati.

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Hey Má
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La boxe degli USA in quel periodo, ha regalato campioni memorabili, ma era legata a doppio filo con le varie mafie. Una situazione decisamente antipatica

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Magic Man
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BoxeManiac
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Ho raccolto le riflessioni maturate in questi giorni ripercorrendo la carriera di Gavilan in un pezzo per celebrare i 95 anni dalla sua nascita: 

https://boxe-mania.com/storie/racconti/95-anni-fa-nascita-kid-gavilan-campione-indistruttibile-cuban-hawk/

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Chava
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Il giudice "pentito"del terzo match tra Gavilan e Graham si chiamava Arthur Schwartz, come hai correttamente scritto nel pezzo, e non Schultz, come ho scritto io. Ricordavo fosse un nome di origine germanica...

Chuck Davey era un hype: piaceva alla televisione per il suo stile dinamico e vivace, ma non era un campione.

Gil Turner era invece un picchiatore temibile, ma monodimensionale. Anche lui era appetito dalla neonata televisione per il suo stile diretto e spettacolare.

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Snaporaz
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Prendendo spunto dal bell’articolo commemorativo di tre giorni fa ho voluto riprendere e approfondire alcuni aspetti del Gavilan pugile e uomo.  

 

Una prima curiosità è che venne portato negli USA dagli stessi uomini che circa 20 anni prima vi portarono Kid Chocolate. Peraltro i due sono anche curiosamente nati lo stesso giorno (il 6 gennaio), a sedici anni di distanza, nonostante alcuni storici cubani indichino il 28 ottobre 1910 come data di nascita del peso piuma primo campione mondiale cubano una data “retrodatata” per favorirgli un match – ma questa è la storia di un altro pugile. Tornando a Gavilan, l’allenatore italo-americano di Chocolate, Nick Florio, fu anche il primo a seguirlo nei match americani. Altrettanto curioso il suo soprannome, che si deve al locale di La Habana di cui il suo primo manager Fernando Balido era proprietario, e nel quale il ragazzino spesso sostava ed iniziava a farsi conoscere: il saloon “El Gavilàn”, appunto. Il suo viso particolare, non molto tipico da cubano ma con gli occhi tagliati si deve ad alcune discendenze cinesi tra i suoi avi. Diciamo che sia le occasioni che ebbe che i problemi conseguenti si devono al fatto che venne messo in mano ad Angel Lopez, manager di molti altri pugili cubani di passaggio a New York. Curiosamente anche Lopez, come Balido, aveva un locale da ballo, ma questi era a New York e grazie ad esso conosceva molte persone influenti di vari ambienti. Sul controllo del pugile da parte di Carbo ci sono opinioni discordanti su quanto effettivamente venne “portato” o meno, nel corso degli anni.

 

Riguardo alle tre sfide con Bratton ad esempio, Gavillan era già sfidante ufficiale da due anni eppure dovette comunque aspettare, mentre Bratton aveva vinto il titolo vacante due mesi prima contro Fusari. Non penso che nel pareggio del secondo match ci mise lo zampino il fattore campo. Del resto anche il terzo match (ciò il secondo titolato tra i due) si svolse pur sempre a Chicago e i cartellini premiarono largamente Gavilan, come fu giusto. Piuttosto, Bratton era un pugile controllato direttamente da Palermo, e dopo la batosta della prima sfida serviva un risultato che giustificasse in qualche modo la rivincita e che allo stesso tempo potesse premiare i “ben informati” delle scommesse… io quel pareggio senza titolo lo inquadrerei più come figlio di questi due fattori.

 

Il suo match con Tony Pellone fu una guerra totale, con il primo rimpiazzò con solo una settimana di preavviso Tony Janiro, che si era infortunato. Il match dopo 9 rd era praticamente pari, con l’ultimo round decisivo che venne trascorso praticamente tutto a centro ring a scambiare. Il verdetto andò a Gavilan per decisione unanime, anche se di poco.

 

Nessuna polemica nemmeno sul primo match sui 10 rd con Robinson. La rivincita con il titolo dei welter in palio riempì lo stadio di Filadelfia con 35.000 persone, anche perché non ci fu diretta televisiva e, così pare, nemmeno radiofonica (cosa questa piuttosto strana). C’erano soprattutto dubbi sul fatto che Robinson avesse potuto fare il peso senza troppi problemi, perché già faticava a farlo, ed era dato solo 12-5 favorito, quindi non molto. Primi tre round molto equilibrati, entrambi a fintare e toccare soprattutto da lontano in una reciproca esibizione di classe. Poi nel quarto un gancio di Gavilan aprì un taglio sull’occhio destro di Robinson e fu un problema. Sembra che all’angolo abbiano usato una sostanza molto efficace ma in realtà proibita già all’epoca per fermare le emorragie, ma questo è davvero leggenda. Comunque sia, il sangue si fermò. Robinson uscì come una furia e praticamente dominò alcuni round, colpendo duro e alzando i ritmi. Fu una fase di bombardamento, poi tornò a controllare il match e Gavilan provò a tornare sotto nell’ultima parte, ma il controllo di Robinson fatto di toccate e gambe rapide ad uscire dalla distanza era difficile da smantellare. Robinson vinse per UD, due cartellini chiusi e uno (troppo) largo, ma giusti. Le polemiche arrivate fino ai nostri anni si devono sembra più al fattore del taglio, e di una testata che si prese Gavilan negli ultimi round, piuttosto che relativamente al verdetto.

 

Prima della prima sfida, quella persa di poco, contro Graham, Gavilan si sposò e molti dicono che da quel momento non fu più il pugile di prima per via di una certa perdita di applicazione negli allenamenti, pur avendo sempre la classe e l’esperienza a tenerlo a galla. Anche se a vedere alcune sue sfide vinte senza alare nel finale ciò è difficile a credersi. Forse si parla più di ritmo, che non di tenuta alla distanza. Un suo match con Beau Jack venne cancellato per via di una ferita da coltello rimediata in una discussione notturna, dato che passare la notte a ballare non gli era mai dispiaciuto, come ben dimostreranno anche i suoi anni successivi.

 

In realtà riguardo al match tra Gavilan e Saxton c’è davvero moltissimo da dire. Questo scavalcò Basilio che aveva la precedenza visto il risultato per molti “controverso” (a me non parrebbe affatto, come dirò) del loro primo match. Il suo manager Lopez sembra che fece, probabilmente tramite Carbo, un accordo con “Blinky” Palermo, prendendosi dei soldi se Gavilan avesse difeso volontariamente il titolo contro Saxton e senza clausola di rivincita. E così avvenne. Certo la penuria di azione in tutta quella prima parte del match lascia pensare che anche il pugile sapesse qualcosa della combine (e Nat Fleischer stigmatizzò invece il comportamento dell’arbitro, a suo dire pro-Saxton nonostante le scorrettezze furono più dello sfidante). Però è davvero difficile dire che Gavilan acconsentì a perdere quando 20 su 22 addetti della stampa lo videro comunque legittimo vincitore, e pare poi che pianse prima e litigò poi col suo manager quando seppe della fregatura della clausola di rivincita mancante nell’accordo.  

 

Sul famoso terzo match con Graham la si può pensare come si vuole. Effettivamente la definizione di furto pare assai eccessiva, anzi sbagliata, forse frutto del fatto che a volte restano negli occhi (ed è un errore) più gli ultimi round che non i primi, vinti effettivamente da Gavilan ma non dominati (ad esempio il 5 e 6 mi pare possano invero essere dati allo sfidante). Tuttavia, anche la stampa come si diceva fu molto sbilanciata a favore di Graham (oltre al discorso del giudice sul letto di morte, di cui si ricordava), ma non credo che il motivo potesse essere la questione razziale: essa era sì molto in voga tra match “misti” in quegli anni (pensate che il match successivo tra Gavilan e Dykes, a Miami, fu il primo match “misto” della Florida dopo non so ben quanti anni di color line), ma credo ciò fosse vero più tra gli appassionati che non tra i membri della stampa. Anche Willie Pep, amico di entrambi, aveva visto per dire una vittoria piuttosto larga a favore di Graham. Io avrei tra 1 e 3 punti (con una ripresa ballerina) per Graham, ma non mi esprimerei mai in maniera netta e lo troverei decisamente inopportuno, se non sciocco: pensare che dei match visti a distanza di 70 anni con filmati (mi riferisco a Graham e Basilio, perché altri come quello contro DeMarco sono del tutto inutili) in b/n, che saranno stati riversati su non so quanti supporti diversi per giungere a youtube, visti attraverso una strana rete/griglia (quello con Graham) e un contrasto luce da far invidia all’Istitvto LVCE, non la trovo una cosa sensata. E’ un po’ come voler descrivere e valutare un quadro nella penombra piuttosto che alla piena luce: si perdono troppi dettagli, colori e sfumature, qui soprattutto sul senso di impatto e precisone dei colpi. Soprattutto, certe valutazioni odierne non possono essere equiparate rispetto a tutti quelli che all’epoca hanno visto il match con l’unico filtro dei loro occhi.

 

Si è parlato poi di Basilio, pugile invece assolutamente pulito in fatto di connivenze, che fu il primo ed unico (mi pare) a mettere giù Gavilan con un gancio sinistro, dopo una partenza a tutta birra frutto sia della giovane età, delle caratteristiche, e della smania per la prima occasione per il titolo. Gavilan riuscì a riprendersi e a boxare un gran match da lontano, con jab e colpi d’incontro eleganti sull’avanzata dell’italo-americano. La stampa aveva 1 punto per Gavilan ma si era a casa di Basilio, e quando il verdetto lasciò la cintura alla vita del campione scoppiò una mezza rivolta tra i tifosi. Personalmente guardando quel filmato, premesso quanto si diceva sopra rispetto alla attendibilità, non penso proprio ci possano essere dubbi: le ultime 5 riprese furono tutte del cubano, ancora molto lucido ed energico, mentre Basilio era stanco e dai primi round soffriva un occhio quasi chiuso e sangue dal naso. Tuttavia fu uno dei pochi a superare Gavilan nella boxe a corta distanza, difatti il cubano scelse dall’atterramento del 2° rd di boxare e controllare l’avversario da lontano con jab e spostamenti, aggredendo raramente, fino a quando nel finale capì che poteva tornare a osare senza ormai rischiare.

 

Del match con Olson oltre a ricordarsi giustamente la grande differenza fisica (anche perché i superwelter all’epoca non c’erano) Olson metteva meno colpi ma piuttosto duri, Gavilan invece era più attivo e cercava comunque di scambiare e accorciare perché più rapido nelle combinazioni a due mani dell’avversario. A metà del decimo round ci comunque fu un’azione passata alla storia, con circa due minuti di scambio prolungato e ininterrotto a centro ring, una cosa pare pazzesca, ma che purtroppo non ci è giunta.

 

Il cubano dopo Saxton non combatté più per un titolo, girò un po’ il mondo combattendo poi tornò a Cuba. La rivoluzione castrista gli portò in dote l’esproprio della sua masseria (finca), e lui tornò a Miami nel 1968 senza un soldo, lasciandosi alle spalle una moglie e figli, senza più tornare. A Miami fece una vita di sperperi continui senza mai lavorare seriamente ed ebbe mille peripezie nei locali notturni e con la legge, come un arresto per detenzione da arma da fuoco oltre a varie risse, ma trovò il tempo per diventare Testimone di Geova e soprattutto per intentare una causa di risarcimento a Muhammad Ali, del quale era stato “assistant trainer” lì alla famosa palestra della 5^ strada. Ali, che aveva per giunta cercato di aiutare Gavilan, pagò una somma di circa 40.000 dollari. Gavilan ovviamente sperperò anche quelli. In generale, i suoi connazionali non ne parlano affatto bene sul piano personale e umano, e questo qualcosa vorrà pur dire.

 

In generale Gavilan è stato sicuramente un grande campione, il fatto che nella sua epoca non venne considerato un fuoriclasse è dovuto forse, oltre alle ombre sul suo management, al fatto che quella fu una grandissima epoca, ma anche che i contemporanei vedono a volte le cose più con l’occhio del presente rispetto ai postumi, meccanismo rivalutativo avvenuto anche per altri pugili idolatrati successivamente in epoca moderna. Come carriera si potrebbe dire che ha affrontato grandi campioni anche se i match molto equilibrati sono stati effettivamente tanti. Ma questo è anche naturale quando non disponi né del punch risolutivo ma allo stesso tempo non sei nemmeno un elusivo, e anzi hani una certa tendenza alla battaglia, cosa che Gavilan non disdegnava quasi mai pur sapendo boxare e controllare con grande padronanza. Come qualità non c’è nulla da dire. E’ vero che avesse poco pugno ma sopperiva a livello fisico con una solidità straordinaria (che lo portava a volte a prendere un po’ sotto gamba la difesa) e una notevole forza fisica naturale. Raramente Gavilan non appariva come quello più forte fisicamente della coppia, come avvenuto invece contro Gil Turner (c’è un filmato decente, in questo caso) che fu una delle sue prestazioni secondo me più belle tra quelle a noi oggi fruibili. Un avversario più forte di lui strutturalmente, più basso e molto agguerrito, che viene letto e controllato con enorme classe, e cucinato e fuoco lento a forza di colpi precisi, fino a trasformare l’11° round in un vero pestaggio e quindi in un K.O. impressionante, con i cartellini ancora correttamente in bilico dopo 10 round. Sì perché oltre alle doti fisiche (fino a Robinson i suoi attacchi prolungati a due mani erano molto più frequenti, poi si andarono via via diradando) aveva grandi mezzi tecnici. Il bolo punch era qualcosa di più “televisivo” che altro (quello di Ceferino Garcia comunque assai più incisivo), ma Gavilan aveva jab, destro dritto, e un sinistro al corpo di prima intenzione notevoli, portati con ottimo bilanciamento. Aveva quindi sia senso della distanza attraverso ottime gambe, ma anche del tempo e dei ritmi del match. E quel senso di personalità forte e tranquillità per ogni situazione potesse avvenire sul ring. Quindi sì, come doti direi che la definizione di fuoriclasse può calzargli, con buona pace dei suoi contemporanei.

 

Per curiosità e per quel che valgono le classifiche di questo tipo, Bert Sugar lo inserisce al 10° posto tra i welter, Teddy Atlas al 6° posto.

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Hey Má
(@massimo)
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Gallo•56Kg
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@snaporaz post davvero valido, ma potevi essere un po' meno sintetico, e approfondire un po' di più in generale

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Magic Man
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(@magic-man)
Registrato: 10 mesi fa

BoxeManiac
Post: 670

@massimo

🤣

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Bepiros
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(@bepiros)
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Post da applausi, sei uno storico, attendo repliche dagli altri guru

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Chava
Post: 57
(@chava)
Gallo•56Kg
Registrato: 10 mesi fa

Ottimo contributo, pieno di spunti e informazioni dettagliate.

Unica, piccola correzione: Gavilan era stato messo al tappeto anche da Ike Williams (e questo ci fa capire quanto fosse potente Williams, peso leggero). Questi sono i soli due atterramenti documentati nella carriera di Gavilan...

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